questo blog parla anche dell´Islanda, ma a volte no.
che il caldo sia con voi, oh sabaudi.
Anch'io ieri nel bar di Siglufjörður ho gridato prima del rigore "nooo don't do the spoon!!"
er pupetto ci sente bene.
Lovable Siglufjörður, 2000 abitanti incrostati in un angolo settentrionale d’Islanda.
Un paesello, l’unico del fiordo, fatto di schizzi lasciati da un passato glorioso.
Fino a 40 anni fa era una capitale. , benché difficile da pronunciare era sulla bocca di burrocacao alla fragola di tutti gli scaricatori di porto dell’Atlantico settentrionale. Era affollata di pescherecci e le arringhe ti saltavano nelle reti ringraziandoti di essere state pescate perché non ce la facevano più di fare una vita così affollata nelle cupe acque del nord. A volte fino a 400 pescherecci affollavano i docs e i marinai il sabato sera andavano a baccagliare le operaie che salavano il pesce.
Nascevano molti bambini e tutti puzzavano beatamente di pesce, quindi anche se non ti lavavi non cambiava un granchè. Mentre i nostri nonni si facevano la guerra qui invece si facevano gli affari perché le arringhe non vanno a male e le vendi a quei morti di fame in trincea o sotto le bombe. Orde di avvocati di forza italia venivano qui perché avevano sentito dire che a Siglufjörður si imparava a fare l’arringa
Poi accadde qualcosa, qualcosa di cupo come l’inverno islandese. Molto semplicemente un anno le arringhe non si fecero più vedere. Voci maligne le vogliono emigrate ad Alassio. I pescherecci, andarono al Sud a pescare i merluzzi o si misero a contrabbandare. Gli scaricatori smisero di truccarsi e tornarono a parlare di Platinette. Il Toro vinse l’ultimo scudetto. Insomma Siglufjörður divenne una città fantasma e i pure i fantasmi incominciarono a scappare, chi a Reykjavik, chi ad Akureyri , chi in America chi ad Alassio.
Per qualche anno l’unico stimolo ad andare avanti era quel tipico passatempo primaverile, un po’ infantile ammettiamolo, che consisteva nella ricerca di chi era stato travolto dalle valanghe invernali, scese come moccio dalle ripide montagne del fiordo. A Pasqua, grandi e piccini , muniti di rastrelli, pettini e reti a strascico andavano a vendemmiare teschi, tibie e peroni di quegli sfigati che l’inverno prima avevano deciso di far scoppiare i botti nel posto sbagliato. La ricerca era accompagnata da scherzi e battute del tipo “ ragazzi se non la smettete vi butto il pallone nel Geyser” o addirittura “tua madre è così porca che se sta nuda con le gambe spalancate davanti a uno specchio esclama : e chi cazzo ha messo sto poster del fiordo al posto dello specchio?” o ancora peggio “è tutta invidia la vostra, Moggi è innocente !” e così via .
Lo dice sempre il maresciallo in TV che i botti sono pericolosi, soprattutto se cinesi.
Insomma, a Siglufjörður ci si scassava la mischia da quando la pesca all’ arringa era passata di mano a quelli di Alassio, era tempo di reinventarsi un identità, di dare una scossa alle coscienze intorpidite da 10 mesi invernali e 2 un po’ meno invernali.
Un giorno a Siglufjörður accesero la radio e sentirono i Depeche Mode e i Cure. Erano arrivati gli anni ’80 e la gente capì che era stato toccato il fondo e non rimaneva altro che scavare.
Ps non dite ad un islandese in culo alla balena perché qualcuno potrebbe risponderti “ ma no era solo una palpatina….”

sull aria di una carezza in un pugno...
A mezzanotte saaai
che non tramonterooo'
ovunque tu sarai
sei mioooo
ti sbatto sti miei raggi sulla faccia
che nitida nell ombra
insonne in sto gran fiordo appariraa'
ti sembrera' di essere
in questura celere
e quando mezzanotte viene
se tu vuoi dormire bene
camomilla in endovene
e quel grugno chiuso di gran gusto
russera' tadadada ta tara tarata'
Adriano Celentanosson
Non mi sembra di esser stato via dall Islanda per7 mesi, penso che sia una sensazione opposta a quella di chi soffre di eccesso di routine. In effetti negli ultimi 7 mesi routine e tran-tran ne ho visti proprio pochi.
Routine e Tran-Tran , suonanano bene per un cane o per due inseparabili amici di un cartone animato.
Magari cani.
Penso a chi soffre nella vinilica afa piemontese, naturalmente non esiste una traduzione di afa in islandese. Infatti la frescura che mi ha accolto ieri all aereoporto mi ha regalato una confezione familiare di starnuti, oltre alla solita brochure sulle escursioni.
Ieri, a mezzanotte, salito sul pulmann che dall aereoporto mi doveva portare in citta' ...al momento della partenza mi sento dire da Guido: "sei l'unico passeggero (e fin qui c'ero arrivato) quindi questa corsa non la facciamo, partiamo invece tra 30 minuti"......"eccheccazzo!" gli rispondo io , abituato a quel lifestyle tutto italico fatto di disservizi che s'impara gia' all asilo. Ma sono in un altro posto, infatti Guido, con etilico sorriso mi dice : "in questo caso il regolamento prevede che tu non paghi la corsa fino a Reykjavik".
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